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  Carmine Masino
Vincitore del Trofeo 2002
 
     
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
     
   
 

Giuseppe Nicola Summa
detto " Ninco Nanco"

 
     
   
 

Lucia Nella
Compagna di Ninco Nanco

 
     
Come è nato il "Trofeo Ninco Nanco"
   

Dopo diversi anni di impegno sul territorio, per valorizzare la storia della civiltà contadina, cosa che appartiene da diversi secoli, un gruppo di amici capeggiati da Pietro Verrastro, decidono di mettere su una struttura che si occupasse prettamente della valorizzazione delle risorse storiche, che la storia ci ha lasciato. Dopo numerosi sforzi per trovare il giusto equilibrio per la costituzione della struttura, Il 17 novembre 2000, di venerdì e alle ore 17,00 (sfatando tutte le scaramanzie di questo mondo), in un noto studio notarile di Potenza, si costituisce la Piccola Società Cooperativa “RISERVA Piano del Conte”.
Fatta la costituzione della struttura bisognava mettersi al lavoro ed in modo dinamico. Si comincia a pensare da dove iniziare il recupero della storia, l'idea di tutto il gruppo cade sull'abbinamento dell'enogastronomia alla storia. Pensando in modo comico del dinamismo di una persona, emerge un detto dialettale aviglianese per definire una persona molto dinamica “si cum nu ning nang”(definizione popolare per descrivere la velocità di apparire e sparire del noto logotenente del Generale capo brigante Carmine Donatelli Crocco “Ninco Nanco”). Emerso il tema dell'iniziativa e fatto tesoro dei consigli del Prof. Leonardo Allegretti, esperto di cucina storica medioevale e risorgimentale. Abbinato il personaggio di quel periodo storico, di cui si prende spunto sia per il nome del Trofeo che della cucina a cui bisogna fare riferimento. Il 14 settembre 2001 viene inaugurato la 1ª Gara di cucina risorgimentale e pizza farcita con ingredienti che richiamano lo stesso periodo, assegnando al vincitore assoluto di entrambe le categorie il “Trofeo Ninco Nanco”, tipologia della manifestazione che si è succeduta negli anni fino ad arrivare alla 4ª Edizione, anno in cui l'organizzazione ha deciso di sdoppiare le categorie e creare, il Trofeo Ninco Nanco Cucina e quello Pizzeria. Mentre tra le novità della 7ª edizione che si terrà il 28 novembre 2007, c'è l'istituzione del Trofeo per la Categoria Scuole Professionali Alberghiere.

 

Chi era Ninco Nanco?

Giuseppe Nicola Summa (detto) “NINCO NANCO” nasce il 12 aprile 1833 ad Avigliano Giuseppe Nicola Summa,detto NINCO NANCO, soprannome col quale era conosciuta la famiglia del padre ad Avigliano. Nipote di Giuseppe Nicola Coviello, famoso bandito, che, inseguito dalla forza pubblica, muore bruciato nella capanna di paglia, dove si era nascosto, per cui viene ricordato come Cola Orso. Ninco Nanco , balbuziente, di idole ribelle, già da giovane manifesta il suo carattere violento. In una lite con Angelo D'Addesio riceve un colpo di scure in testa, con vari mesi di letto; questo episodio verrà giudicato determinante sul suo pervertimento. Un'altra volta viene crivellato di pugnalate da cinque persone con una nuova lunga degenza. In una notte del 1856 uccide con la scure uno dei feritori. Viene condannato a dieci anni. Nell'agosto del 1860 scappa dal penitenziario di Potenza, si presenta a Garibaldi ma non viene accettato. Giunto a Salerno si presenta a Nicola Mancuso, chiedendo di essere ammesso nella guardia nazionale e viene di nuovo respinto, rischiando anche di essere ucciso dai parenti della vittima. Viene ad Avigliano, anche il Sindaco rifiuta la domanda nella guardia nazionale.
Dall'agosto del 60 al 7 gennaio del 61 vive di furti, si incontra a Ginestra con Crocco e Mastronardi nella casa di D. Giuseppe Allamprese. La guardia nazionale di Melfi si dirige verso di loro per arrestarli, Ninco Nanco lancia la sua dichiarazione di guerra: “il governo italiano ci manda contro la forza a perseguitarci, ebbene facciamoli vedere fin da oggi che noi non abbiamo intenzione di prestarvi obbedienza”. Forma quindi il primo nucleo di brigantaggio post-unitario con Crocco, Mastronardi e altri, con i quali è a Lagopesole il 7 aprile, partecipa all'invasione di Ripacandita, Venosa, Lavello, Melfi; prende parte agli scontri di Barile nel tentativo di occupare Rionero. Ha libertà di azione con la sua banda,pur sempre alle dipendenze, in imprese eccezzionali, del Crocco.
Il 13 agosto del 61 getta lo scompiglio in Avigliano che vuole occupare, senza riuscirvi. Con Borjès collabora alla scorreria nel mese di novembre. Quando nel 1863 inizia lo sfaldamento delle bande, anche lui si mostra disponibile alla resa, chiede un incontro col delegato della pubblica sicurezza Costantino Polisella per costituirsi con tutta la banda. Polisella con il capitano Luigi Capodurso s'incontra con Ninco Nanco al Pesco di Merlo, nel bosco di Lagopesole.
Si ottiene una tregua di cinque giorni per le trattative. Incontro amichevole, sontuoso banchetto di occasione; Ninco Nanco assicura, dietro consegna di assicurazione di aver salva la vita, firmata dal prefetto e dal comandante le truppe di Melfi, di arrendersi con tutti i suoi. Il 12 gennaio, benchè sconsigliati dal Prefetto, Capodurso e Polisella tornano con la garanzia della vita.
E' nota la loro miseranda fine, la colonna del maggiore Rapisardi raccoglie i miseri resti che ricevono onorata sepoltura nel cimitero di Atella. Dopo questo clamoroso episodio, il governo intensifica la caccia a Ninco Nanco.
Il 13 marzo 1863 viene sorpreso dalla guardia nazionale di Avigliano nella capanna del conte in Lagopesole, insieme a Carciuso, vecchio malfattore, e al diciottenne Giuseppe Maggiullo.
Il fuoco che brucia la misera capanna lo costringe ad uscire e quindi alla resa, ma viene ucciso a bruciapelo da un colpo di fucile alla gola, sparatagli da Nicola Coviello, detto Scuma. Il 14 il suo corpo trasportato a Potenza viene fotografato e esposto al pubblico per qualche giorno.
E' certamente impressionante il curriculum di delitti, commessi da Ninco Nanco, la sua morte fa emettere un sospiro di sollievo alle autorità, il Prefetto con un manifesto annunzia la grande vittoria.
Resta ugualmente emblematica la sua fine, si arrende ma viene freddato, il dubbio perlomeno deve sussistere.

Stralcio del libro di Carlo Palestrina

 
 
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